Forfettario con secondo lavoro dipendente: è possibile? Sì, ma a una condizione precisa. Se nell'anno precedente hai percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a €35.000 lordi, perdi il diritto al regime forfettario dall'anno successivo. Questa soglia è una delle cause di esclusione più fraintese — e più pericolose — per chi combina partita IVA e busta paga.
In Italia sono migliaia i professionisti, consulenti e creativi che affiancano un'attività autonoma al lavoro dipendente. Medici ospedalieri con attività libero-professionale, insegnanti con consulenze, impiegati con un side-business: il regime forfettario è spesso la scelta naturale per la sua semplicità. Ma la regola dei €35.000 crea un bivio fiscale che va compreso alla perfezione.
In questa guida analizziamo nel dettaglio come funziona la soglia, come si calcola correttamente, cosa succede quando la superi, e in quali casi il doppio binario forfettario + dipendente conviene davvero — con numeri alla mano.
La regola dei €35.000: cosa dice la legge
La causa di esclusione è prevista dall'art. 1, comma 57, lettera d-ter della Legge 190/2014 (come modificato dalla Legge di Bilancio 2023). Il testo è chiaro: non possono accedere al regime forfettario i soggetti che nell'anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di importo superiore a €35.000 lordi.
Attenzione ai dettagli:
- Si guarda l'anno precedente: per verificare l'accesso al forfettario nel 2026, conta il reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025.
- Il limite è €35.000 lordi: non il netto in busta paga, non il RAL, ma il reddito da lavoro dipendente come risulta dalla CU (Certificazione Unica) o dal 730/Modello Redditi.
- Include i redditi assimilati: collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.), borse di studio, assegni di ricerca, compensi per cariche in società, gettoni di presenza.
- Non include: redditi da pensione (che hanno una regola separata), redditi da capitale, redditi fondiari.
C'è un'eccezione importante: se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell'anno precedente, la soglia dei €35.000 non si applica. In altre parole, se ti sei licenziato o il contratto è scaduto nel 2025 e nel 2026 non hai più un rapporto di lavoro dipendente, puoi accedere al forfettario anche se nel 2025 hai guadagnato più di €35.000 da dipendente. Questa eccezione è fondamentale per chi lascia il lavoro dipendente per mettersi in proprio.
Come si calcola il reddito da lavoro dipendente ai fini della soglia
Il calcolo non è banale come sembra. Ecco cosa considerare e cosa no.
Cosa rientra nel calcolo
- Retribuzione lorda annua da CU, punto 1 (redditi di lavoro dipendente a tempo indeterminato o determinato)
- Straordinari, premi, bonus: rientrano nel reddito da lavoro dipendente lordo
- TFR: se erogato nell'anno, rientra come reddito. Se destinato a fondo pensione, no
- Redditi assimilati: co.co.co., borse di studio, compensi amministratore di società, assegni di ricerca universitari
- Indennità di disoccupazione NASpI: è considerata reddito assimilato al lavoro dipendente
Cosa NON rientra nel calcolo
- Redditi da pensione: hanno una causa di esclusione separata (se il rapporto di lavoro dipendente è ancora in essere)
- Redditi da partita IVA: il fatturato della tua attività forfettaria non si somma ai €35.000
- Redditi da capitale (dividendi, interessi)
- Redditi fondiari (affitti, rendite catastali)
- Contributi previdenziali a carico del lavoratore: il reddito da considerare è quello lordo fiscale, non il RAL. Nella CU trovi il dato corretto
Esempio pratico di calcolo
Marco è un impiegato con RAL €38.000. Il suo reddito da lavoro dipendente lordo nella CU 2025 (anno di riferimento) è €36.200. Marco supera la soglia di €35.000: nel 2026 non potrà utilizzare il regime forfettario per la sua attività di consulenza informatica.
Se invece il reddito lordo da CU fosse €34.800, Marco resterebbe nel forfettario. Attenzione: un singolo bonus aziendale da €1.500 in dicembre potrebbe far saltare la soglia. È fondamentale monitorare il dato durante l'anno.
Cosa succede se superi i €35.000 di reddito dipendente
Se nell'anno X il tuo reddito da lavoro dipendente supera €35.000, dall'anno X+1 perdi il regime forfettario e passi automaticamente al regime ordinario semplificato. Le conseguenze sono significative:
- Addio imposta sostitutiva (5% o 15%): passi a IRPEF ordinaria con aliquote progressive dal 23% al 43%
- Obbligo di applicare l'IVA in fattura (e diritto alla detrazione IVA sugli acquisti)
- Obbligo di ritenuta d'acconto: i clienti tratterranno il 20% sui compensi
- Addebito IRAP: in realtà, le ditte individuali senza organizzazione autonoma restano generalmente esenti, ma la situazione va valutata caso per caso
- Possibilità di dedurre costi: nel regime ordinario puoi dedurre tutti i costi inerenti, non solo il coefficiente forfettario
Il passaggio non è retroattivo: se nel 2025 superi €35.000 di reddito dipendente, il 2025 resta forfettario. È il 2026 che diventa ordinario. E se nel 2026 il reddito dipendente scende sotto €35.000? Puoi rientrare nel forfettario dal 2027 (verificando tutte le altre cause di esclusione).
Quando conviene il doppio binario forfettario + dipendente
Non è sempre ovvio che il forfettario sia la scelta giusta per chi ha anche un lavoro dipendente. Vediamo i numeri.
Scenario 1: dipendente con reddito €25.000 + fatturato forfettario €20.000
Ipotizziamo un consulente marketing (codice ATECO 73.11.02, coefficiente di redditività 78%) iscritto alla Gestione Separata INPS.
| Voce | Calcolo | Importo |
|---|
| Fatturato lordo | — | €20.000 |
|---|---|---|
| Reddito imponibile | €20.000 × 78% | €15.600 |
| Contributi INPS Gestione Separata (aliquota ridotta*) | €15.600 × 24,00% | €3.744 |
| Reddito dopo contributi | €15.600 − €3.744 | €11.856 |
| Imposta sostitutiva (15%) | €11.856 × 15% | €1.778 |
| Totale tasse + contributi forfettario | — | €5.522 |
| Netto da attività autonoma | €20.000 − €5.522 | €14.478 |
*Nota importante: chi ha già una posizione contributiva obbligatoria (lavoro dipendente con contributi INPS) e si iscrive anche alla Gestione Separata, versa con aliquota ridotta. Per il 2026 l'aliquota piena è 26,07%, quella ridotta per chi ha altra copertura previdenziale obbligatoria è indicativamente al 24% — verifica il dato aggiornato nella tua area riservata INPS.
Con regime ordinario sullo stesso fatturato, il reddito da attività autonoma si sommerebbe a quello da dipendente, e sugli ultimi €15.600 pagheresti l'aliquota IRPEF marginale (probabilmente 35% sulla parte eccedente €28.000 di reddito complessivo). Il risparmio con il forfettario è evidente: imposta sostitutiva al 15% vs IRPEF al 35%.
Scenario 2: dipendente con reddito €33.000 + fatturato forfettario €30.000
Stesso profilo, ma redditi più alti. Il reddito dipendente è sotto la soglia €35.000, quindi il forfettario è accessibile. Ma qui il risparmio diventa ancora più marcato, perché l'IRPEF marginale in ordinario sarebbe al 43% (sopra €50.000 di reddito complessivo), mentre l'imposta sostitutiva resta al 15%.
In questo scenario il forfettario fa risparmiare oltre €4.000/anno rispetto al regime ordinario. Il vero rischio? Che un aumento di stipendio, un bonus o degli straordinari portino il reddito dipendente sopra €35.000 e facciano perdere tutto il vantaggio.
Quando il forfettario NON conviene
Il doppio binario può non convenire quando:
- Hai molti costi deducibili: nel forfettario non puoi dedurre spese reali (affitto studio, attrezzature, software), ma solo il coefficiente forfettario. Se i tuoi costi reali superano il 22% del fatturato (per un professionista con coefficiente 78%), l'ordinario potrebbe essere più vantaggioso.
- Hai diritto a detrazioni fiscali importanti: mutuo prima casa, figli a carico, spese mediche elevate. Nel forfettario, il reddito da partita IVA non genera IRPEF e quindi non "assorbe" le detrazioni. Se hai il solo reddito da dipendente, le detrazioni potrebbero capire sul 730; ma se il reddito dipendente è basso, potresti non sfruttarle tutte.
- Fatturi prevalentemente verso un unico ex-datore di lavoro: questa è un'altra causa di esclusione (art. 1, comma 57, lettera d-bis L. 190/2014). Se più del 50% del fatturato proviene dal datore attuale o da quello dei 2 anni precedenti, non puoi stare nel forfettario.
La trappola del fatturato prevalente verso l'ex-datore di lavoro
Questa causa di esclusione merita un approfondimento perché è strettamente collegata alla situazione di chi ha un doppio binario. La norma vieta il forfettario a chi esercita attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro, o erano in corso nei due periodi d'imposta precedenti.
In pratica:
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Calcola Gratis →- Se nel 2026 fatturi il 60% dei tuoi ricavi verso l'azienda dove lavori come dipendente → non puoi stare nel forfettario
- Se ti sei licenziato nel 2024 e nel 2026 fatturi il 70% verso quella stessa azienda → non puoi stare nel forfettario (devono passare 2 anni)
- Se ti sei licenziato nel 2023 e nel 2026 fatturi verso quella azienda → puoi stare nel forfettario (sono passati più di 2 anni)
Questa regola esiste per evitare che il forfettario venga usato come strumento per trasformare rapporti di lavoro dipendente in finte partite IVA con tassazione agevolata.
Come monitorare il reddito dipendente durante l'anno
Se il tuo stipendio lordo è vicino alla soglia di €35.000, devi monitorarlo attivamente. Ecco come:
- Controlla la CU (Certificazione Unica) che ricevi a marzo: il punto 1 indica il reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente. Quello è il dato che conta.
- Calcola una proiezione: prendi il lordo mensile dalla busta paga, moltiplicalo per le mensilità rimanenti, aggiungi tredicesima e quattordicesima (se previste), e stima eventuali bonus.
- Attenzione ai bonus variabili: premi di produzione, MBO, straordinari consistenti possono far saltare la soglia. Se sei al limite, valuta con il datore di lavoro se è possibile differire un premio all'anno successivo (nei limiti della legge).
- Welfare aziendale: i fringe benefit entro le soglie di esenzione (€258,23 ordinariamente, €1.000 o €2.000 in casi specifici) non concorrono al reddito da lavoro dipendente e non impattano sulla soglia.
Casi particolari e FAQ
Se mi licenzio a metà anno e il reddito dipendente supera €35.000, posso aprire partita IVA forfettaria?
Sì. Se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell'anno precedente (o nell'anno in corso), la causa di esclusione legata alla soglia €35.000 non si applica, a condizione che il rapporto non sia più in essere. Quindi se ti licenzi nel 2025 (anche avendo guadagnato più di €35.000 come dipendente), puoi aprire partita IVA forfettaria nel 2026. L'eccezione è prevista dalla stessa lettera d-ter dell'art. 1 comma 57 L. 190/2014.
La NASpI (disoccupazione) conta come reddito da lavoro dipendente ai fini della soglia?
Sì, la NASpI è classificata come reddito assimilato al lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. c, TUIR). Concorre quindi al calcolo della soglia di €35.000. Tuttavia, se hai cessato il rapporto di lavoro dipendente e percepisci solo NASpI (senza un nuovo rapporto di lavoro dipendente in essere), si applica l'eccezione per cessazione del rapporto e la soglia non è rilevante.
Posso avere la partita IVA forfettaria se sono dipendente pubblico?
Il regime forfettario non distingue tra dipendenti pubblici e privati: se il reddito è sotto €35.000, puoi accedervi. Il problema per i dipendenti pubblici è un altro: l'autorizzazione allo svolgimento di attività extra-lavorativa. I dipendenti pubblici a tempo pieno hanno il divieto di esercitare attività commerciali o imprenditoriali (art. 53 D.Lgs. 165/2001). Alcune attività professionali sono possibili con autorizzazione, e il part-time sotto il 50% offre più libertà. Verifica sempre con il tuo ente.
I contributi previdenziali da dipendente e da forfettario si sommano per la pensione?
Dipende dalle gestioni. Se versi contributi INPS come dipendente e anche alla Gestione Separata INPS come forfettario, i contributi sono in gestioni diverse ma possono essere cumulati gratuitamente ai fini pensionistici (cumulo contributivo ex L. 228/2012). Se invece versi a una cassa professionale (ENPAM, Cassa Forense, ENPAP, ecc.), dovrai valutare ricongiunzione, totalizzazione o cumulo per unificare i periodi contributivi.
Se supero i €35.000 da dipendente e perdo il forfettario, posso rientrarci l'anno dopo?
Sì. La verifica è annuale. Se nel 2025 superi €35.000 e nel 2026 sei in ordinario, ma nel 2026 il tuo reddito dipendente scende sotto €35.000 (e soddisfi tutti gli altri requisiti), puoi rientrare nel forfettario dal 2027. Non c'è un periodo di "quarantena".
I redditi da lavoro dipendente estero contano per la soglia €35.000?
Sì, se sei fiscalmente residente in Italia. La normativa si riferisce ai redditi di lavoro dipendente ovunque prodotti. Un reddito da lavoro dipendente percepito in un altro Paese UE o extra-UE, se tassato in Italia per residenza fiscale, concorre alla soglia.
Checklist pratica: forfettario + lavoro dipendente
Prima di aprire (o mantenere) la partita IVA forfettaria con un lavoro dipendente, verifica questi punti:
- ✅ Il reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente è inferiore a €35.000 lordi (da CU)
- ✅ Il rapporto di lavoro dipendente è compatibile con l'attività autonoma (controlla CCNL e clausole contrattuali)
- ✅ Se sei dipendente pubblico, hai l'autorizzazione dell'ente
- ✅ Non fatturi prevalentemente (>50%) verso il tuo attuale datore di lavoro
- ✅ Non fatturi prevalentemente verso datori di lavoro dei 2 anni precedenti
- ✅ Il fatturato da partita IVA forfettaria non supera €85.000
- ✅ Non hai partecipazioni in società di persone, SRL trasparenti o associazioni professionali
- ✅ Hai valutato se il forfettario è più conveniente dell'ordinario per il tuo caso specifico
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