Risposta rapida
- Il 28 ottobre 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027 (comunicato stampa n. 195): la soglia del regime forfettario per le imposte sui redditi sale da 85.000 a 100.000 euro.
- Per l'IVA la soglia resta 85.000 euro, in attesa dell'autorizzazione dell'Unione europea: chi fattura tra 85.000 e 100.000 euro dovrebbe restare nel forfettario per le imposte ma gestire l'IVA.
- Non è ancora legge. Il testo è stato trasmesso alle Camere il 30 ottobre e va approvato entro il 31 dicembre 2026. Per il 2026 valgono le regole attuali: limite 85.000 euro e uscita immediata sopra 100.000.
Da settimane si parlava di "flat tax fino a 100.000 euro". Il 28 ottobre 2026 è arrivato il primo atto ufficiale: il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027, una manovra da circa 26 miliardi, e nel comunicato stampa n. 195 di Palazzo Chigi c'è la frase che interessa chi lavora in regime forfettario. La soglia di accesso al regime, ai fini delle imposte sui redditi, passa da 85.000 a 100.000 euro; ai fini dell'esenzione IVA resta a 85.000 euro, in attesa dell'autorizzazione dell'Unione europea.
In questo articolo spieghiamo cosa cambia davvero, cosa il comunicato non dice ancora, e soprattutto cosa devi fare tu nel 2026, perché la novità, se passa, vale dal 2027 e il tuo fatturato di quest'anno viene giudicato con le regole di quest'anno.
Cosa ha deciso il Consiglio dei Ministri il 28 ottobre 2026
Il disegno di legge di Bilancio 2027 approvato dal Governo contiene, tra le misure fiscali, l'innalzamento della soglia di ricavi e compensi per restare nel regime forfettario. Il comunicato ufficiale distingue due piani:
- Imposte sui redditi: la soglia per applicare l'imposta sostitutiva del 5% o del 15% sale a 100.000 euro di ricavi o compensi.
- IVA: l'esenzione resta legata al limite di 85.000 euro, perché quel limite dipende dalle regole europee sulle piccole imprese (direttiva UE 2020/285) e l'Italia deve chiedere un'autorizzazione per alzarlo.
Nella stessa manovra il Governo ha annunciato il secondo scaglione IRPEF al 33% fino a 55.000 euro (non riguarda i forfettari, che pagano l'imposta sostitutiva), la cedolare secca al 5% sui canoni concordati e, per i genitori che lavorano in proprio, un voucher fino a 500 euro al mese per un massimo di tre mesi per i servizi di cura dei figli, oltre al bonus mamme reso strutturale per chi ha almeno due figli e un reddito da lavoro fino a 40.000 euro.
Il 30 ottobre la Ragioneria Generale dello Stato ha "bollinato" il testo e il Presidente della Repubblica ne ha autorizzato la presentazione alle Camere. L'esame parte dalla Camera dei Deputati e deve chiudersi, con il voto finale del Senato, entro il 31 dicembre 2026. Fino ad allora il testo può cambiare.
Le due soglie: 100.000 per le imposte, 85.000 per l'IVA
È la parte più nuova e la meno intuitiva. Oggi il regime forfettario è un pacchetto unico: chi sta sotto 85.000 euro non applica l'IVA in fattura e paga l'imposta sostitutiva al posto dell'IRPEF. Con la manovra 2027 il pacchetto si divide in due:
| Ricavi o compensi dell'anno precedente | Imposta sui redditi | IVA |
|---|
| Fino a 85.000 euro | Imposta sostitutiva 5% o 15% | Esente, come oggi |
|---|---|---|
| Da 85.001 a 100.000 euro | Imposta sostitutiva 5% o 15% | IVA ordinaria in fattura, con dichiarazione annuale e liquidazioni |
| Oltre 100.000 euro | Regime ordinario (IRPEF) | IVA ordinaria |
Per la fascia tra 85.000 e 100.000 euro il comunicato dice solo che l'esenzione IVA resta ferma a 85.000 "in attesa dell'autorizzazione UE". Le prime letture della stampa specializzata descrivono un forfettario "spezzatino": si continua a calcolare il reddito con il coefficiente di redditività e a pagare l'imposta sostitutiva, ma si applica l'IVA sulle fatture e si fanno gli adempimenti IVA ordinari. Se l'Unione europea autorizzasse l'innalzamento, le due soglie tornerebbero a coincidere a 100.000 euro. Il meccanismo preciso lo si leggerà nel testo del disegno di legge: aggiorneremo questa pagina quando sarà pubblicato.
Cosa vuol dire in pratica applicare l'IVA
Per chi lavora con aziende e professionisti (clienti con partita IVA) l'IVA è neutra: la aggiungi in fattura, il cliente la detrae, tu la versi. Cambiano gli adempimenti, non il prezzo. Per chi lavora con privati (psicologi, fotografi, personal trainer, consulenti per famiglie) l'IVA al 22% è un costo in più per il cliente, oppure un margine in meno per te: una seduta da 80 euro diventa 97,60 euro, o resta 80 euro con 14,43 euro di IVA dentro. Su questo la fascia 85.000-100.000 va valutata con attenzione, perché il vantaggio dell'imposta sostitutiva può essere mangiato dall'IVA non detraibile dal cliente.
Cosa il comunicato non dice ancora
Tre cose importanti non sono nel comunicato del 28 ottobre e vanno cercate nel testo del disegno di legge:
- La decorrenza. La lettura più probabile è che la soglia a 100.000 euro valga dal 1 gennaio 2027 e che si guardi ai ricavi del 2026: chi nel 2026 incassa tra 85.000 e 100.000 euro potrebbe restare forfettario nel 2027 invece di uscire. Ma finché il testo non lo scrive, vale la regola attuale.
- Il limite dei redditi da lavoro dipendente. Oggi chi ha anche uno stipendio o una pensione può restare forfettario se quel reddito non supera 35.000 euro; è una deroga che scade il 31 dicembre 2026, dopo di che il limite tornerebbe a 30.000 euro. Il comunicato non ne parla: è uno dei punti da seguire nel passaggio parlamentare.
- Le aliquote. Non è annunciata nessuna modifica al 5% per i primi cinque anni e al 15% a regime, né ai coefficienti di redditività.
Un esempio con i numeri
Marco è un consulente informatico in Gestione Separata INPS, codice ATECO con coefficiente 67%, aliquota 15%. Nel 2026 fattura 92.000 euro. Con le regole di oggi, nel 2027 dovrebbe uscire dal forfettario (ha superato 85.000 euro) e passare al regime ordinario: IRPEF a scaglioni, spese deducibili, IVA.
Se la manovra passa come annunciata, nel 2027 Marco resta forfettario per le imposte: reddito imponibile 92.000 × 67% = 61.640 euro, contributi Gestione Separata dedotti, imposta sostitutiva 15% sul resto. Sulle fatture del 2027, però, applica l'IVA al 22%: con clienti aziende non cambia nulla per il prezzo, ma deve registrare le fatture, fare le liquidazioni periodiche e la dichiarazione IVA. Se invece Marco fatturasse 102.000 euro, uscirebbe comunque dal regime, come oggi.
Cosa fare adesso, nel 2026
La manovra non è legge e il tuo 2026 si chiude con le regole di oggi. Tre indicazioni concrete:
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Calcola Gratis →- Sei sotto 85.000 euro: non cambia niente, né nel 2026 né nel 2027. Continua a tenere d'occhio il semaforo del limite.
- Sei tra 85.000 e 100.000 euro nel 2026: oggi la regola dice che dal 2027 esci dal forfettario. Se la manovra passa con la decorrenza che ci si aspetta, potresti restare. Non prendere decisioni irreversibili (chiudere la partita IVA, cambiare forma giuridica) prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, verso fine dicembre.
- Stai per superare 100.000 euro nel 2026: la regola non cambia. Sopra 100.000 euro l'uscita dal regime è immediata, nell'anno stesso, con IVA da applicare dalle fatture successive al superamento. Se puoi scegliere quando incassare, il principio di cassa conta.
Per il resto, l'autunno dei forfettari ha scadenze che non dipendono dalla manovra: la dichiarazione dei redditi entro il 2 novembre 2026 e il secondo acconto dell'imposta sostitutiva entro il 30 novembre.
L'iter: quando sapremo se è definitivo
- 28 ottobre 2026: approvazione del disegno di legge in Consiglio dei Ministri (comunicato n. 195).
- 30 ottobre 2026: bollinatura della Ragioneria e autorizzazione alla presentazione alle Camere.
- Novembre e dicembre 2026: esame alla Camera dei Deputati, poi al Senato. Gli emendamenti possono cambiare soglie e decorrenza.
- Entro il 31 dicembre 2026: approvazione definitiva e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Solo da quel momento la soglia a 100.000 euro è legge.
Domande frequenti (FAQ)
La soglia del forfettario a 100.000 euro è già in vigore?
No. È nel disegno di legge di Bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre 2026, che il Parlamento deve approvare entro il 31 dicembre 2026. Per il 2026 il limite resta 85.000 euro, con uscita immediata sopra 100.000 euro.
Tra 85.000 e 100.000 euro devo applicare l'IVA?
Secondo il comunicato del Governo l'esenzione IVA resta ferma a 85.000 euro in attesa dell'autorizzazione europea, quindi in quella fascia si continuerebbe a pagare l'imposta sostitutiva ma con l'IVA in fattura e gli adempimenti IVA. Il dettaglio sarà nel testo del disegno di legge.
Nel 2026 ho fatturato 90.000 euro: nel 2027 esco dal forfettario?
Con le regole attuali sì, dal 1 gennaio 2027. Se la manovra viene approvata con la soglia a 100.000 euro riferita ai ricavi dell'anno precedente, potresti restare nel regime per le imposte. La decorrenza non è ancora scritta nel comunicato: aspetta il testo definitivo prima di decidere.
Cambiano le aliquote del 5% e del 15% o i coefficienti?
Nel comunicato non c'è nessuna modifica alle aliquote dell'imposta sostitutiva né ai coefficienti di redditività. Cambia solo il tetto di ricavi per restare nel regime.
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Fonti: comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 195 del 28 ottobre 2026 (governo.it); ANSA del 30 ottobre 2026 sull'autorizzazione alla presentazione alle Camere; direttiva UE 2020/285 sulle franchigie IVA per le piccole imprese. Articolo aggiornato al 31 ottobre 2026: le parti sulla fascia 85.000-100.000 euro, sulla decorrenza e sul limite dei redditi da lavoro dipendente saranno riviste alla pubblicazione del testo del disegno di legge.
