Se prendi una pensione di invalidità o un assegno di invalidità e hai anche una partita IVA forfettaria, hai una scadenza vicina: entro il 2 novembre 2026 devi comunicare all'INPS i redditi da lavoro autonomo che hai incassato nel 2025. Lo ricorda l'INPS con il messaggio n. 3281 del 15 ottobre 2026, che spiega anche chi è escluso dall'obbligo.
La cosa da non sottovalutare è la sanzione: chi non presenta la comunicazione deve restituire una somma pari all'importo annuo della pensione percepita nell'anno di riferimento, trattenuta direttamente sulle rate. In questa guida, aggiornata al 16 ottobre 2026, vediamo chi deve farla, cosa dichiarare se sei forfettario e come si presenta.
Perché l'INPS vuole sapere quanto guadagni con la partita IVA
Alcune pensioni non si possono sommare per intero ai redditi da lavoro autonomo. È il cosiddetto divieto di cumulo, previsto dall'articolo 10 del decreto legislativo n. 503 del 1992. Per applicarlo, l'INPS deve conoscere i tuoi redditi da lavoro autonomo dell'anno precedente.
Per questo la legge chiede ai pensionati interessati di dichiararli entro lo stesso termine della dichiarazione dei redditi. Per l'anno d'imposta 2025 quel termine cade il 2 novembre 2026, ed è quindi la data indicata dal messaggio.
Il fatto che tu sia forfettario non cambia nulla: per l'INPS conta che il reddito venga da lavoro autonomo, non il regime fiscale con cui lo dichiari.
Chi NON deve fare la comunicazione
Il messaggio elenca i pensionati esclusi, perché la loro pensione si cumula per intero con i redditi da lavoro autonomo:
- chi ha una pensione o un assegno di invalidità con decorrenza entro il 31 dicembre 1994;
- chi ha una pensione di vecchiaia, anche liquidata con il sistema contributivo;
- chi ha una pensione di anzianità o un trattamento di prepensionamento;
- chi ha una pensione o un assegno di invalidità liquidati con almeno 40 anni di contributi.
Chi deve farla
Devono fare la comunicazione tutti i pensionati che non rientrano nell'elenco precedente e che nel 2025 hanno avuto redditi da lavoro autonomo. Nella pratica, per chi ha la partita IVA forfettaria, il caso tipico è chi riceve una pensione di invalidità o un assegno di invalidità con decorrenza dal 1995 in poi e con meno di 40 anni di contributi.
Il messaggio richiama anche alcuni casi particolari:
- i titolari di pensione o assegno di invalidità che nel 2025 hanno avuto redditi da lavoro autonomo pari o inferiori a 7.844,20 euro non sono in concreto soggetti al divieto di cumulo;
- le istruzioni valgono anche per i pensionati di invalidità INPGI (articolo 8 del loro regolamento);
- valgono per chi svolge lavoro sportivo e per i magistrati onorari confermati che non hanno scelto l'esclusività;
- non contano come reddito da lavoro le indennità degli amministratori locali, quelle legate a cariche elettive e i compensi dei giudici tributari.
Per chi è iscritto alla Gestione dipendenti pubblici, il divieto riguarda i trattamenti di inabilità e privilegiati, con le eccezioni indicate dall'INPS.
Quanto può pesare il divieto di cumulo
Per le pensioni di invalidità con decorrenza dal 2001, la regola è dell'articolo 72 della legge n. 388 del 2000. La parte di pensione che supera il trattamento minimo si cumula con i redditi da lavoro autonomo solo al 70%. La trattenuta, però, non può mai superare il 30% del reddito da lavoro autonomo.
Per gli assegni di invalidità, invece, si applicano le riduzioni della tabella G della legge n. 335 del 1995, anche quando l'assegno è stato liquidato con 40 anni di contributi.
| Cosa | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Scadenza comunicazione redditi 2025 | 2 novembre 2026 | Messaggio INPS 3281/2026 |
| Soglia sotto cui la pensione di invalidità non subisce il divieto | 7.844,20 euro di reddito 2025 | Messaggio INPS 3281/2026 |
| Quota di pensione (oltre il minimo) cumulabile con lavoro autonomo | 70% | Legge 388/2000, art. 72 |
| Tetto della trattenuta | 30% del reddito da lavoro autonomo | Legge 388/2000, art. 72 |
| Sanzione se non comunichi | Importo annuo della pensione | D.Lgs. 503/1992, art. 10 c. 8-bis |
Cosa dichiarare se sei forfettario
L'INPS chiede i redditi da lavoro autonomo al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute. Il reddito d'impresa va indicato al netto anche delle perdite deducibili dell'anno.
Per un forfettario il reddito è quello che risulta dal quadro LM del modello Redditi: i compensi incassati nel 2025 moltiplicati per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO, meno i contributi previdenziali versati nel 2025. Non è quindi il totale delle fatture, e non è il netto dopo l'imposta sostitutiva. Se hai dubbi su come si arriva a quel numero, trovi i passaggi nella guida al quadro LM del modello Redditi.
I redditi vanno indicati per periodi di lavoro: massimo sei periodi nell'anno, ognuno con mese di inizio, mese di fine e importo, in ordine cronologico e senza sovrapposizioni. Se non hai redditi da lavoro autonomo devi comunque indicare il periodo da gennaio a dicembre 2025 con importo 0.
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La comunicazione si fa online sul sito dell'INPS, entrando con SPID almeno di livello 2, CNS, CIE di livello 3 o eIDAS. Una volta dentro, cerca il servizio "La dichiarazione della situazione reddituale (RED)", apri RED Precompilato e scegli la campagna "Campagna RED 2026 anno reddito richiesto 2025".
Ti conviene avere sotto mano il modello Redditi 2026 già inviato, o almeno i numeri del quadro LM: compensi, coefficiente e contributi versati. Così il dato che dai all'INPS è lo stesso che hai dato al Fisco.
Domande frequenti
Ho la pensione di vecchiaia e la partita IVA forfettaria: devo fare la comunicazione?
No. Le pensioni di vecchiaia sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e sono escluse dall'obbligo.
Ho un assegno di invalidità con decorrenza 2019 e ho fatturato poco nel 2025: sono esentato?
Il messaggio dice che i titolari di pensione o assegno di invalidità con reddito da lavoro autonomo 2025 pari o inferiore a 7.844,20 euro non sono in concreto soggetti al divieto. Li tratta però tra i pensionati tenuti alla comunicazione, quindi la strada sicura è presentarla indicando il reddito reale.
Quale cifra devo indicare: le fatture o il reddito?
Il reddito, al netto dei contributi previdenziali. Per un forfettario sono i compensi incassati per il coefficiente di redditività, meno i contributi versati nell'anno.
Cosa succede se non la presento entro il 2 novembre 2026?
La legge prevede che tu debba versare all'INPS una somma pari all'importo annuo della pensione percepita nel 2025, che viene trattenuta sulle rate della pensione.
La mia situazione non è cambiata rispetto all'anno scorso: devo ripresentarla?
Sì. Il messaggio chiede di presentare la dichiarazione a consuntivo anche se non ci sono variazioni rispetto al preventivo, e quella a preventivo per il 2026 anche se la situazione è uguale all'anno prima.
Tieni pronti i numeri giusti
Per fare questa comunicazione senza errori ti serve sapere quanto hai incassato davvero, quanto hai versato di contributi e quale reddito ne risulta. Con Il Mio Forfettario emetti le fatture elettroniche allo SDI, vedi gli incassi dell'anno e il reddito calcolato con il tuo coefficiente, e ricevi l'F24 già compilato per imposta e contributi, per tutte le 17 casse previdenziali. Costa €6,90 al mese o €59 all'anno, con 14 giorni di prova gratuita senza carta di credito.
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Fonti: INPS, messaggio n. 3281 del 15 ottobre 2026 (Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo. Dichiarazione reddituale); D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503, art. 10; Legge 23 dicembre 2000, n. 388, art. 72; Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 1 c. 42; Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1 c. 64; FiscoOggi del 15 ottobre 2026.
